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KV8
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top
mwegKV8 (mwewKings' mwfaValley mwfq8)cite-ref-2[N 1] è la sigla che identifica una delle tombe della mwggValle dei Re in mwgwEgitto; era la tomba di mwhaMerenptah, 13° figlio e successore di mwhqRamses II (mwhgXIX dinastia), che salì al trono in età avanzata (forse 70 anni) a causa del lungo regno paternocite-ref-3[N 2].
La posizione della tomba KV8 era nota fin dall’antichità. Venne mappata e rilevata da mwkaRichard Pococke nel mwkq1737-mwkg1738, ugualmente mappata e rilevata dalla spedizione napoleonica del mwkw1799 e poi, nuovamente, da mwlaJames Burton e mwlqRobert Hay nel mwlg1825. La spedizione franco-toscana di mwlwIppolito Rosellini ne eseguì i rilievi epigrafici nel mwma1828-mwmq1829 e mwmgKarl Richard Lepsius ne eseguì il primo scavo nel mwmw1844-mwna1845. Nel mwnq1904-mwng1905 mwnwHoward Carter eseguì scavi sistematici e appose un cancello in ferro, per proteggerla, illuminandola elettricamentecite-ref-4[N 3] Durante la campagna di scavo Carter rinvenne i resti dei sarcofagi, di mwpavasi canopici e un mwpqostrakon con la rappresentazione della sequenza dei sarcofagi.
Contents
• Note
• Fonti
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Architettura
La tomba KV8 rappresenta, planimetricamente, un momento di passaggio tra le mwqqtombe della XIX dinastia, con andamento abbastanza lineare, ma che ancora risentono delle mwqgstrutture contorte della XVIII, e quelle rettilinee della mwqwXXcite-ref-5[2].
Si sviluppa con andamento lineare: all’ingresso seguono tre corridoi discendenti che terminano in una prima anticamera su cui si apre una camera laterale. Un altro corridoio in discesa adduce a un vestibolo, ove si trova il coperchio del sarcofago più esterno, e da questo un ulteriore corridoio discendente porta alla camera funeraria con soffitto a volta, sorretto da otto pilastri, in cui si trova il coperchio del sarcofago più interno in posizione ortogonale rispetto al corridoio di accesso, in granito rosa, sovrapposto ad un'infossatura nel pavimentocite-ref-siliotti-59-6-0[3].
I sarcofagi
Il coperchio del sarcofago più esterno, lungo oltre 4 m e che doveva essere alto almeno 2 m, venne posizionato nel vestibolo insieme a parte dei frammenti del medesimocite-ref-7[N 4]cite-ref-reeves-149-8-0[4]. Tale doveva essere l’imponenza di questo sarcofago che, per farlo passare nei corridoi, vennero abbattuti gli stipiti in pietra delle porte sostituiti, poi, con altrettanti manufatti in muratura.
Il coperchio del secondo sarcofago, pure in granito rosso, è quello giacente nella camera funeraria rinvenuto intero, ma capovolto, da Carter nel 1904 unitamente a circa un quinto dei pezzi che componevano l’intera struttura. È in forma di cartiglio e rappresenta il re mummiformecite-ref-reeves-149-8-1[4]. Entrambi i sarcofagi più esterni erano decorati con capitoli del mwxaLibro delle Porte e dell’mwxqAmduat.
Il terzo sarcofago, in granito rosso, con coperchio rappresentante il re mummiforme e indicante Merenptah quale principe ereditario, venne rimosso durante la mwxwXXI dinastia per essere usato nella sepoltura, a mwyaTanis, del faraone mwyqPsusennes Icite-ref-reeves-149-8-2[4]. È probabile che proprio in tale occasione venne rimosso il coperchio oggi nel vestibolo e danneggiato il secondo sarcofago.
Del quarto sarcofago più interno, in calcare, restano oggi solo un largo pezzo della parte pediera e delle pareti laterali. Le dimensioni, tuttavia, lasciano intendere che lo stesso doveva, a sua volta, contenere uno o più sarcofagi antropomorfi, il che sarebbe confermato da un mwzwostrakon rinvenuto da Carter tra i detriti, che rappresenta, appunto, lo sviluppo dei sarcofagi di questa tombacite-ref-9[5].
Carter, nei suoi scavi del 1905-mwbq1906, rinvenne anche un frammento di vasi mwbgvasi canopici; altri frammenti, provenienti dalle stesse suppellettili, e rappresentanti le teste di mwbwDuamutef ed mwcaImset, vennero rinvenuti da mwcqEdwin C. Brockcite-ref-10[N 5] nelle campagne di scavo mwdg1985-mwdw1988.
Le decorazioni
Tutti i corridoi sono decorati (dall’esterno verso l’interno) con scene del re al cospetto di mwegRa-Horakhti, da capitoli delle mwewLitanie di Ra e del mwfaLibro delle Porte, dell’mwfqAmduat. Una delle camere laterali della prima anticamera è dedicata a Ramses IIcite-ref-siliotti-59-6-1[3].
Continuano, nei corridoi, scene dal mwgwLibro dei Morti e della mwhaCerimonia di apertura della bocca e degli occhi, mentre la camera funeraria presenta alle pareti capitoli dal mwhqLibro delle Porte e dal mwhgLibro delle Caverne. La volta della camera è decorata con un soffitto astronomicocite-ref-11[6]cite-ref-12[7].
Note
Annotazioni
cite-note-2N 1. ↑ Le tombe vennero classificate nel 1827, dalla numero 1 alla 22, da mwnaJohn Gardner Wilkinson in ordine geografico. Dalla numero 23 la numerazione segue l’ordine di scoperta.
cite-note-4N 3. ↑ Già nel 1903 Carter, in qualità di Capo Ispettore delle Antichità dell’Alto Egitto, responsabile della Valle dei Re, aveva fatto illuminare elettricamente (lampade da 10, 16 o 32 candele) sei tombe: mwpaKV6, mwpqKV9, mwpgKV11, mwpwKV16, mwqaKV17, mwqqKV35, installando il generatore nella mwqgKV18.
cite-note-7N 4. ↑ Si considera che i frammenti qui rinvenuti corrispondano ad un terzo delle dimensioni complessive del sarcofago più grande.
cite-note-10N 5. ↑ Edwin Brock (1946-2015), egittologo statunitense collegato al mwsqTheban Mapping Project.
Fonti
cite-note-11. mwuavedi: informazioni turistiche
cite-note-52. ↑ mwvamwvqAlberto Siliotti (2010),mwvg p. 58.
cite-note-siliotti-59-63. ↑ mwxamwxqAlberto Siliotti (2010),mwxg p. 59.
cite-note-reeves-149-84. ↑ mwzgmwzwReeves & Wilkinson (2000),mw0a p. 149.
cite-note-95. ↑ Entrambi i reperti oggi al mw1aBritish Museum.
cite-note-116. ↑ mw2amw2qReeves & Wilkinson (2000),mw2g p. 147.
cite-note-127. ↑ mw3gmw3wAlberto Siliotti (2010),mw4a p. 61.
cite-note-138. ↑ mw5amw5qReeves & Wilkinson (2000),mw5g p. 148.
Bibliografia
• mw6gGraziella Busi, Nefertiti l’ultima dimora: il giallo della tomba KV55, Ananke, 2001, ISBN 88-7325-003-3.
• mw7aEnrichetta Leospo e Mario Tosi, Il potere del re, il predominio del dio: Amenhotep III ed Akhenaten, Ananke, ISBN 88-7325-104-8).
• citerefreeves-wilkinson-2000(EN) Nicholas Reeves e Richard Wilkinson, The complete Valley of the Kings, New York, Thames & Hudson, 2000, ISBN 0-500-05080-5.
• citerefjacq-1998Christian Jacq, La Valle dei Re, traduzione di Elena Dal Pra, O. Saggi, n. 553, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-44270-0.
• mw8aAlessandro Bongioanni, Luxor e la Valle dei Re, Vercelli, White Star, 2004, ISBN 88-540-0109-0.
• mw8gAlberto Siliotti, La Valle dei Re, Vercelli, White Star, 2004, ISBN 88-540-0121-X.
• citerefalberto-siliotti-2010Alberto Siliotti, Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane, Vercelli, White Star, 2010, ISBN 978-88-540-1420-6.
• mw9qErik Hornung, La Valle dei Re, traduzione di Umberto Gandini, ET Saggi, n. 1260, Torino, Einaudi, 2004, ISBN 88-06-17076-7.
• mw9wAlessandro Roccati, L'area tebana, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005, ISBN 88-7999-611-8.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• mwaqa(EN) Theban Mapping Project, su thebanmappingproject.com. URL consultato il 22 febbraio 2006 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2006).